Luogo


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La storia

Lo storico Guido Carocci (1851-1916) nella sua opera ” I dintorni di Firenze” parla della chiesa di San Bernardo nei pressi di Antella.
La definisce come un “grazioso edificio che nella sua parte esterna conserva la cartteristica struttura delle chiesette del XIV secolo…”
La chiesa di San Bernardo ad Antella fu eretta e fondata da Bartolomea, figlia di Tommaso Serristori, in ottemperanza all’autorizzazione dell’arcivescovo Antonio Pierozzi il 16 agosto 1456 (fonte: Campione vecchio di campagna / Archivio Arcivescovile di Firenze).

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La chiesa fu annessa ad un ospizio dei monaci Cistercensi della Badia di Settimo e fu dedicata a Bernardo di Chiaravalle, santo che contribuì alla redazione della regola dei Templari.
Nel 1115 dodici monaci guidati da Bernardo diedero vita al monastero di Clairvaux (o Chiaravalle), del quale Bernardo fu il primo abate. Sul modello della primitiva abbazia, tutte le nuove fondazioni cistercensi dovevano programmaticamente insediarsi in luoghi isolati.
Per la fondazione di nuovi monasteri non si sceglievano sempre luoghi deserti e incolti: le nuove abbazie venivano generalmente fondate in luoghi ricchi d’acqua e in bella posizione. Erano i cistercensi a dare a questi luoghi un carattere di solitudine, acquistando i terreni circostanti e i diritti a essi legati. Pur propugnando la povertà assoluta, i cistercensi non misero mai in discussione il possesso di terre o denaro: anzi, nel capitolo generale del 1134 si permise espressamente la possibilità di acquistare terre, vigne, pascoli, boschi e corsi d’acqua. Solo grazie a questi beni i monaci sarebbero stati in grado di provvedere a sé stessi con il loro lavoro e si sarebbero garantiti la libertà necessaria per realizzare la forma di vita monastica.
Nel 1600 all’oratorio furono annessi due poderi. Oltre a essere una delle stazioni della processione delle rogazioni, (le rogazioni sono processioni propiziatorie della buona riuscita delle seminagioni), nel giorno dedicato a Sant’Antonio nella chiesa di San Bernardo si benedivano gli animali.
Nel 1949 la chiesa fu sconsacrata e fino agli anni Settanta era ancora possibile trovarvi arredi sacri e opere d’arte, fin quando tutto fu fatto prelevare in malo modo dall’allora proprietario (sopra l’altare era posizionata una cassa con le reliquie di quattro martiri: San Benigno, San Giacinto, San Candido e San Desiderio). L’abbandono e il degrado si fermano nel 2011 quando iniziano i lavori di restauro, che ridanno un senso al grazioso complesso.
(Fonte d’informazione: La terra benedetta, Religiosità e tradizioni nell’antico territorio di Ripoli / Massimo Casprini)


Lo spazio

SBA+C è accessibile ai disabili e attrezzato per i piccoli con un vasino e un lavabo per l’infanzia.

E’ dotato di un pavimento da danza ammortizzante la cui struttura è interamente flottante e rifinito con un parquet di bamboo. Il pavimento elastico assorbe gli urti e riduce fortemente il rischio di problemi articolari e muscolari.

La dimensione della superficie è 12 metri x 6 metri più una scarsella di 3,40 metri x 3 metri. L’altezza é di 6,50 metri.

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Il riscaldamento è a pavimento.

La chiesa è dotata di un sistema di areazione con scambiatore di calore che viene attivato attraverso sensori che misurano il contenuto di monossido di carbonio e l’umidità. E’ stata posta particolare attenzione alla riduzione dell’inquinamento acustico ed alla compartimentazione delle destinazioni d’uso.

Il sistema di illuminazione DALI (Digital Addressable Lighting Interface) è  dimmerabile e offre la possibilità di creare scenari ed effetti di illuminazione predefiniti su misura per i compiti specifici.

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Il restauro

SBA+C = Architettura sostenibile / risparmio energetico

Tutti i materiali sono certificati ECOSTENIBILI con Eco-Labels di ente terzo autorizzato UE (FSC, PEFC, ICEA-ANAB, NATURPLUS, ISO 14000, ECC….)
La progettazione architettonica pur mantenendo inalterate le caratteristiche del fabbricato è stata effettuata in maniera partecipata con gli utenti finali creando un rapporto progettista-committente di tipo orizzontale con un percorso formativo sul campo per quest’ultimo.

SBA+C è un edificio in classe energetica A.

Il complesso della ex-chiesa di San Bernardo è stato ristrutturato seguendo un progetto di restauro conservativo, basato sull’applicazione dei criteri della bioedilizia e sul raggiungimento di un’alta efficienza energetica attraverso:
cappotto termico in fibra di legno
isolamento controterra per mezzo di isolante sotto il pavimento
isolamento del tetto per mezzo di isolante con ventilazione nell’estradosso
finestre a tre camere in legno ad elevata resistenza termica
pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica
pannelli termosolari per la produzione di acqua calda sanitaria
caldaia a biomassa (potature degli olivi a km 0) per il riscaldamento

Tutto il fabbisogno energetico è coperto da fonti rinnovabili.

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Quel futuro è oggi…

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“Quando percorsi la prima volta questa vallecola dell’Antella, subito notai questa compatta unità edilizia ecclesiale con un rustico vicino. Spiccava inconsueta su questo poggio fra colline di insediamenti campestri sparsi. Chiesa e abitazione come una pieve medievale, ma assai più piccola, stalla-fienile annesso. Non era più abitata, la chiesa spogliata e ridotta a magazzino di materiali abbandonati. Luogo antico di riunioni, di speranza, che di speranza sono le preghiere, e di lavoro. Ancora in decenni recenti vi abitava una famiglia di agricoltori e non molto tempo prima, ogni anno i contadini dei dintorni vi conducevano i bovi per essere benedetti. Trattori di tempi andati, i bovi fin da secoli remoti, aggiogati in coppia tiravano i carri, l’aratro e l’erpice. Un carro di quegli anni è ancora qui nel portico diruto. Per anni con Riccardo Francovich, nostro vicino, vagheggiavamo di acquistare insieme questo complesso per
restaurarlo. Non sapevamo chi fossero i proprietari, molti, lontani e sparsi. Teneva molto alla chiesa trecentesca Riccardo, grande archeologo medievista; intendeva restituirla alla dignità antica. Noi pensavamo alla casa e agli olivi confinanti col Poderino: chissà! Forse in futuro utile alla famiglia. Quel futuro è oggi. Bianca e Andreas, dopo aver dubitato se stabilirsi a Berlino, hanno deciso per l’Antella e grazie a Giovanna hanno preso il complesso. Mauro, Matteo e i suoi muratori albanesi vi stanno applicando bravamente competenze e lavoro, Bianca, Andreas coi loro figlioli vi abiteranno. San Bernardo rinasce nella sua tradizione. Presto, come da sempre è stato, luogo di accoglienza, di abitazione e di lavoro.

Speranzosi nell’avvenire, nella chiesa – ecclesia in greco significa assemblea, riunione di popolo – rinata a nuova vita, Bianca accoglierà bambini e ragazzi per insegnare a danzare, Andreas spiegherà le tecniche del multimediale e l’apriranno a pubbliche manifestazioni – anche a quelle promosse dal Comune. Vi avranno ospitalità danze, musica, recitazioni di piccoli e ragazzi. Altri insegnanti spiegheranno ai grandi come vivere con meno acciacchi nel corpo e nello spirito. Spazio nel campo per giocare e fare merenda, per riconoscere le piante, rispettare le erbe e i fiori. Negli alberi matureranno le olive, sorelle di quelle del Poderino.”

Discorso di Francesco Papafava in occassione della Festa per la copertura del tetto del San Bernardo, il 6.04.2012
Francesco (28.01.1930 – 23.05.2013) ha sempre creduto nel progetto San Bernardo. La sua visione oggi in parte è realtà.